Rispettare la natura significa anche mangiare bene

Mangiare con meno inquinamento

Le conseguenze del nostro consumo sistematico di carne e pesce sono molto gravi. Il numero di animali allevati per nutrirci è tre volte superiore a quello degli esseri umani, e questi animali, noti come bestiame, devono essere nutriti; 10 kg di proteine vegetali per produrre 1 kg di carne, con il risultato di aree monumentali di terreno utilizzate esclusivamente per la produzione di cereali per nutrire questo bestiame. Si sta verificando una massiccia deforestazione, che sta bruciando la foresta amazzonica e rilascia enormi quantità di anidride carbonica. I bovini sono noti per la produzione di metano, responsabile del 18% dell’effetto serra, in grandi quantità. L’uso intensivo di pesticidi e fertilizzanti, che contaminano l’intera catena alimentare (la carne contiene 14 volte più residui tossici delle piante), in definitiva rende il terreno inadatto alla coltivazione. L’allevamento di questi animali utilizza 12 volte più acqua delle loro controparti vegetali. La massa di letame di questi animali è sproporzionata ed estremamente inquinante; le piogge acide sono la combinazione di ammonio da letame, trasformato da batteri, e mescolato con ossidi di nitrato da fertilizzanti e altri inquinanti industriali.

 

I pesci non devono essere superati. I pescherecci a strascico con reti gigantesche stanno distruggendo la vita marina: pesci cibo sempre più piccoli, balene, delfini, squali, tartarughe e persino uccelli marini. Studi recenti hanno dimostrato che oltre il 40% dei pesci catturati nel Mare del Nord sono malati, spesso con tumori cancerogeni. L’allevamento intensivo non è più glorioso; il contenimento di pesci migratori come il salmone ha successo solo a costo di dosi di antibiotici e pesticidi.

Anche gli effetti sulla nostra salute devono preoccuparci: le malattie cardiache (la principale causa di morte nei paesi industrializzati), il cancro al colon, al seno e alla prostata e l’intossicazione alimentare, quasi sempre causata da carne o latticini.

Conclusione: Riduciamo il nostro consumo di proteine animali, preservando così le nostre risorse e la loro qualità.

I cereali abbinati alle verdure soddisfano altrettanto bene il nostro fabbisogno proteico, quindi provate le combinazioni di grano, riso, mais con lenticchie, fagioli, flageolette, fagioli, ceci, piselli spezzati… Se vi sembra troppo difficile, iniziate a ridurre il peso della carne per pasto.

 

Cucinare prodotti freschi

Non è più tempo di fiducia cieca nei prodotti che arrivano a coprire le gondole del supermercato. Ora ci vuole un buon paio di occhiali, un perfetto dizionario chimico per trovare la strada attraverso ingredienti come conservanti, aromi artificiali… e come se non fosse già abbastanza complicato, appaiono gli OGM*, ben nascosti nei nostri prodotti alimentari… L’apprendista stregone” si fa beffa del principio di precauzione. Stiamo attenti, cuciniamo il più possibile con prodotti freschi coltivati nei nostri giardini quando possiamo.

*OGM: organismi geneticamente modificati.

 

Creata con l’intenzione (lodevole?…o economica?…) di nutrire l’intero pianeta, la trasformazione genetica delle piante mira a migliorare le condizioni di crescita sviluppando meccanismi di tolleranza o resistenza che aumentano i rendimenti. Gli ultimi dieci anni hanno visto lo sviluppo degli OGM di prima generazione, dove si è puntato sulla produttività e sulla resa; recentemente, la seconda generazione si è interessata maggiormente alla qualità intrinseca del prodotto (conservazione, sapore, consistenza,…) in, ci dicono, una preoccupazione per il rispetto dell’ambiente, quindi meloni che maturano meno velocemente, fragole che non marciscono più, pomodori che si conservano meglio…

L’operazione consiste nell’introdurre in un organismo (pianta, animale, ecc.) uno o più geni totalmente diversi dal proprio; l’obiettivo è quello di fornire una nuova caratteristica, che sarà poi trasmessa per via ereditaria: ad esempio, il mais transgenico Novartis secerne una tossina batterica che uccide gli insetti grazie ad un gene batterico innestato; la pianta può diventare resistente ad un insetto, ad un erbicida, ad un antibiotico, ecc.

La Francia ha autorizzato la coltivazione del mais Novartis dal 1997. Gli OGM si trovano nei nostri supermercati in olii, salse pronte e persino cereali al cioccolato. I rischi sono molto vari; i geni possono essere scambiati tramite incrocio spontaneo (gene del salto); quindi un gene per la resistenza ad un erbicida impiantato nella colza può essere trovato in un’erbaccia correlata (ravenelle). Questa poi diventa fertile e insensibile agli erbicidi, una super erbaccia! Questo flusso genico genera un inquinamento genetico irreversibile. Un gene “sfuggito” dalla pianta modificata non sarà mai recuperato.

 

Per le piante trattate per diventare resistenti agli insetti, possiamo temere la comparsa di un super insetto, resistente alla tossina introdotta. Per quanto riguarda i rischi per la salute, la paura è diretta principalmente verso la creazione e l’aggravamento delle allergie. La British Medical Association ha già segnalato alcuni rischi di resistenza ai trattamenti contro le malattie sessualmente trasmissibili dovuti all’uso di protezioni periodiche in cotone geneticamente modificato. I raccoglitori di cotone hanno avuto gravi reazioni dermatologiche con prurito e vesciche; in Nuova Zelanda, un gregge di migliaia di pecore è morto dopo aver pascolato sulle foglie e le bucce di cotone rimaste dopo la raccolta.

 

Organico: soluzione o nuovo problema?

L’agricoltura biologica preserva il più possibile il nostro ambiente; lasciamoci sedurre da frutta, verdura, carne, pesce, … biologico. Possiamo essere sicuri di consumare almeno il 95% dei prodotti che coltiviamo, secondo la legge, senza utilizzare prodotti chimici di sintesi (fertilizzanti, pesticidi) o OGM *; Per quanto riguarda la carne e il pesce, lo stesso regolamento obbliga gli agricoltori a dare loro una dieta rigorosamente biologica. Anche il loro spazio vitale è regolamentato e soggetto a norme, così come l’uso di farmaci.

L’obiettivo di questa agricoltura è soprattutto la salvaguardia dell’ambiente, il beneficio per la nostra salute non è ovvio.

Ancora troppo marginali, possiamo rimpiangere il loro aspetto costoso a causa dei rendimenti più bassi (assenza di fertilizzanti chimici per semi più costosi e fertilizzanti naturali) e di un maggiore input di manodopera (diserbo manuale…).

Questi prodotti biologici si trovano oggi un po’ ovunque: nei supermercati e negli ipermercati, nei negozi specializzati di prodotti biologici o di alimenti sani. Un sito www.fnab.org permette di conoscere i pochi mercati specializzati e gli altri produttori/venditori presenti in azienda.

Attenzione all’etichetta “tradizionale”, “fattoria” o “naturale” che non caratterizza in alcun modo i prodotti biologici.

Il problema: considerando la popolazione mondiale, il 100% biologico non permette di nutrire tutti. È quindi illusorio immaginare oggi la totale scomparsa dell’agricoltura intensiva e inquinante che abbiamo creato; è persino vitale preservarla per nutrire il massimo numero di persone, ma sostenendo un’agricoltura sostenibile per tutti i Paesi. Ciò consiste nella fine dei trattamenti ciechi e delle modifiche, l’agricoltura ragionata si basa sull’osservazione delle colture prima dell’intervento. In alcuni casi è quindi possibile ridurre i trattamenti di un fattore tre o addirittura eliminarli in certi anni.

Nel frattempo, l’agricoltura biologica permette di fare l’equilibrio e di offrire prodotti di altissima qualità ricordandoci i sapori e i colori che purtroppo sono scomparsi dagli scaffali.

 

Il rispetto delle stagioni

Anche il cibo è il gioco dei nostri capricci. Acquistare troppo cibo con troppo anticipo porta a enormi sprechi; in media, quasi il 10% del cibo acquistato viene buttato via in Francia perché i prodotti freschi hanno una breve durata di conservazione.

Non ci preoccupiamo più delle stagioni e acquistiamo i prodotti quando ne abbiamo voglia, spesso a scapito del gusto altrove. Purtroppo la produzione e il trasporto di prodotti vegetali o animali hanno oggi un costo ecologico in anidride carbonica. Un frutto consegnato fuori stagione in aereo avrà consumato da 10 a 20 volte più olio che se fosse stato prodotto localmente durante la sua buona stagione. Coltivato localmente ma in serre riscaldate, con un grande uso di prodotti fitosanitari, l’equilibrio non è molto migliore. Rispettiamo il calendario naturale e riscopriamo la gioia di scoprire i piatti in tutte le stagioni.

 IN INVERNO: sedano, funghi, cavoletti di Bruxelles, spinaci, porri, ravanelli, indivia, lattuga d’agnello, topinambur, avocado, clementina, kiwi, arancia, pera, mela, …

IN PRIMAVERA: carciofo, asparagi, cavolo, cavolfiore, cetriolo, ravanello, spinaci, fave, piselli, lattuga, tarassaco, limone, fragola, arancia, rabarbaro, …

 IN ESTATE: melanzane, broccoli, carote, zucchine, fagiolini, cipolle, peperoni, patate, patate, lattuga, tarassaco, pomodori, albicocche, ribes nero, ciliegie, fichi freschi, fragole, lamponi, ribes rosso, meloni, more, nettarine, angurie, pesche, pere, prugne,…

 IN AUTUNNO: broccoli, carote, sedano, funghi, castagne, castagne, rape, zucche, mele cotogne, mirtilli, mirtilli, noci, pere, mele, uva,…

L’acqua, un bene prezioso che deve essere salvato
Vestiti bio & ecologici